Com’era Tokyo nel 1882 quando è stato aperto il Kodokan

Una città paludosa, magazzini in successione, carrozze riservate a Ministri o Deputati, numerosi ambulanti di frutta nei pressi dei ponti. Il palazzo Lekey era il solo stabile su due piani in un quartiere che vendeva prodotti alimentari europei; tutte le costruzione erano in legno e, al fondo del quartiere Suda-cho, una barriera di salici, in caso di incendio.
Infine si scorgeva il ponte di Megane “Ponte degli Occhiali”, una delle nuove zone di Tokyo. Davanti al negozio Echigoya un pannello pubblicitario di tela. Le voci degli impiegati attiravano l’attenzione dei passanti con appelli cantati.
Alla sera un uomo accendeva uno ad uno i lampioni a petrolio.
Le librerie avevano tutte un nome che ricordava il periodo feudale, come ad esempio Maruya Zembei (l’attuale Maruzen, una delle più importanti in Giappone).
Alla sera, la gente riempiva i piccoli ristoranti all’aperto dove poteva gustare pesce crudo, zuppe dolci ai fagioli, sake caldo, dolci, zuppe ai ravioli, ecc.
A Kandaawajicho, Nakagawa (il ristorante Tagawa del romanzo Sugata Sanshiro) era uno dei ristoranti più rinomati, soprattutto per la sua carne di manzo; è in questo periodo che tutti iniziano a consumare carne.
Una sola linea ferroviaria unisce Tokyo centro (Shinbashi) a Yokohama; l’anno successivo viene inaugurata la nuova linea tra Tokyo centro e Kumagaya, 50 km circa a nord di Tokyo. Il locomotore del tipo Benkei (tuttora esposto al Museo delle Ferrovie di Tokyo), trainava dei vagoni più piccoli degli attuali autobus che vibravano tanto da rendere il trasferimento ai passeggeri alquanto difficile…
Strade piccole (la più importante arrivava ai 6 metri di larghezza); pedoni, riksciò, carri a cavalli avanzavano alla rinfusa con inevitabili rischi e disagi. La città comprendeva numerosi boschi e colline, tanto che la notte si potevano vedere passare per la strada volpi o tassi.
La regione di Tokyo abbastanza estesa, era divisa in cinque circoscrizioni: Asakusa, Shitaya, Kanda, Kyobashi e Nihinbashi. Erano più cittadine a sé, quartieri animati e indipendenti, collegati da strade buie e deserte.
Ryogokubashi, Eitaibashi e Azumabashi erano gli unici tre ponti sul fiume Sumida, la maggior parte del tempo chiusi perchè in riparazione; per trasferirsi sull’altra sponda, si poteva utilizzare una delle chiatte che si trovavano lungo il fiume.
Come mezzi di trasporto si potevano utilizzare i battelli da 1 yen (sul Sumida), vecchi omnibus (poi vietati per il pericolo rappresentato per i passeggeri, avendo un centro di gravità troppo alto e, di conseguenza, ribaltandosi spesso) ed i riksciò, il più importante mezzo di trasporto, per una o due persone.
L’andatura veloce e lo stato delle strade poteva essere traumatico per l’equilibrio dei trasportati (!); ed è per ciò che un medico, indicando i metodi per la prevenzione di possibili danni dichiarò che l’andatura dovesse essere tale che il bianco ed il rosso di un uovo, portato in tasca di un passeggero, non si mischiassero.
Condurre un riksciò, significava incorrere in un grosso rischio: era frequente che questi “corridori” morissero in giovane età per crisi cardiaca.

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