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Nyama: regole per agire in relazione a noi stessi

Yoga- Associazione La comune

La pratica yoga invita a trovare una regola nella vita, attraverso il controllo del proprio corpo, del proprio respiro, della propria mente.
Ci sono semplici indicazioni che permettono di mantenere equilibrio e pace nella nostra vita: gli Yama e i Nyama: i primi ci aiutano a mantenere l’armonia nelle nostre relazioni; i secondi ci indicano  come agire in relazione a se stessi.

Lo yoga sutra è un testo di riferimento per i praticanti di yoga che indica passo a passo come comportarsi per arrivare al Samadhi, l’illuminazione.
Oltre alle indicazioni su come agire in relazione al mondo (Yama) ci sono indicazioni su come agire in relazione a noi stessi (Nyama).

Oggi scopriamo insieme i primi due nyama: saucha e santosa.

Saucha

In sanscrito Saucha viene tradotto con purezza.
Come il fiore di loto affonda le sue radici nel fango, ma non ne viene toccato, così dovremmo essere noi nel mondo: come specchi trasparenti su cui scivola via ogni cosa.

La purezza parte dalla cura di sé, esteriormente (vestiti puliti, docce, la cura del proprio igiene) ma anche interiormente, attraverso pratiche di purificazione periodiche.
In genere si dà poca importanza a questo secondo aspetto, ma i nostri organi interni sono come il motore di un auto, dobbiamo “fare il tagliando” ogni tanto, altrimenti si rovinano prematuramente.

Le pratiche yogiche di depurazione sono varie, alcune molto semplici, altre estreme.
Anche senza ricorrere alle pratiche estreme, nella nostra quotidianità (tutta occidentale), possiamo adottarne alcune che richiedono pochi minuti di tempo ma danno un grande beneficio al corpo.

  • La mattina, appena svegli, gli yogi passano un attrezzo a forma di ferro di cavallo sulla lingua (il netta lingua) per ripulirla dalle impurità. Durante la notte infatti, il nostro corpo lasciato a digiuno rilascia delle tossine che vanno a concentrarsi sulla lingua. Se ci facciamo caso quando mangiamo pesante la sera, al mattino abbiamo l’alito cattivo e la lingua ‘impastata’, e se la osserviamo vedremo una patina sopra di essa.
    Rimuovere questa patina libera il corpo dalle tossine, con una sensazione immediata di maggiore leggerezza.
    In alternativa al netta lingua si può usare un cucchiaio da tavola.
  • Prima di fare colazione è utile bere il succo di un limone spremuto dentro a un bicchiere di acqua tiepida.
    Prepara lo stomaco a ricevere cibo e combatte la stitichezza.
  • Un altro piccolo aiuto va ai nostri occhi: spruzzare con acqua fredda viso e occhi chiusi riattiva la circolazione sanguigna dei bulbi oculari, che si seccano facilmente soprattutto a causa delle lunghe ore passate di fronte agli schermi.
    Una doccia fresca o fredda di prima mattina sarebbe ideale per riattivare la circolazione in tutto il corpo.

Ma il livello fisico è solo quello più esteriore su cui agire.
Le nostre emozioni e i nostri pensieri possono essere acqua torbida o limpida dentro di noi.
Se ci ostiniamo a voler vedere sempre e solo il bicchiere mezzo vuoto, a lamentarci per ciò che ci manca, a non perdonare il minimo torto subito e a vedere solo difetti intorno a noi, sarà difficile essere specchi trasparenti e lisci.
Emozioni e pensieri sono filtri attraverso i quali leggiamo la realtà.
Questo non significa che tutto deve essere necessariamente sempre bello, ma la realtà è vasta e può essere vista da tante prospettive. Proviamo ad allargare il nostro campo di visione o scegliere un approccio più positivo alla vita, e vedremo come tutto cambierà senza che nulla sarà cambiato.

Santosa

Il secondo nyama è Santosa, tradotto con sapersi accontentare.
Sapersi accontentare non vuol dire subire passivamente e tristemente la vita. La capacità di accontentarsi non è apatia, è piuttosto il saper sviluppare la capacità di stare bene con ciò che si ha, anziché desiderare continuamente ciò che non si ha e vivere in uno stato di costante frustrazione.
La capacità di accontentarsi, intesa in questo senso, rende la mente quieta e serena. si tratta della sensazione di completezza dove tutto può manifestarsi, perchè una mente quieta e serena è una mente creatrice.
Santosha non è lo stato di colui che non lotta, è lo stato di colui che sa essere in pace comunque vadano le cose, è l’arte di combattere senza combattere.
Ciascuno di noi è venuto al mondo con un proprio bagaglio interiore e con lo scopo di realizzare un compito.
Ognuno di noi ha una sua ‘missione’ nella vita.
Per qualcuno  questa vocazione si rivela fin dalla prima infanzia, mostrando find da subito quale sia quello che fa sentire realizzati.
Per altri, invece, il proprio scopo non è cosi definito ma si tratta di un percorso con varie tappe che si svelano strada facendo.
La forza sta nella consapevolezza che ci viene sempre dato quello di cui abbiamo bisogno per fare progressi, difficoltà comprese.
rimanendo in uno stato di ‘comodità’ 8la famosa ‘confort zone’) non c’è crescita; i più grandi personaggi della storia hanno attraversato mille ostacoli, e sono stati anche questi a dare loro la forza di compiere imprese importanti.
Santosa ci spinge ad avere fiducia nel fatto che i pesi che ci vengono dati da portare siano proporzionati alle nostre capacità e anche funzionali ad accrescerle.

Nel prossimo articolo approfondiremo gli ultimi tre nyama: tapas (austerità), svadhyaya (studio di sè e delle scritture), ishvarapranidhana (abbandono alla volontà divina).

 

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