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RiESCo – Risposte Educative Socializzanti e Comunitarie

Riesco - Risposte Educative Socializzanti e Comunitarie

Il progetto RiESCo intende dare una risposta comunitaria e collaborativa al disagio psicologico, emotivo e relazionale di quei bambini iscritti all’ultimo anno della scuola dell’infanzia che presentino forme di malessere emotivo e relazionale silente, o che siano già in cura per forme di disagio manifesto.

Il progetto, finanziato da Fondazione Cariplo e presentato da APS La Comune in partenariato con Fondazione La Comune, ASD La Comune e con la collaborazione e l’appoggio del Comune di Milano e del Polo Territoriale UONPIA Remo La Valle, prevede un intervento ad ampio raggio sui bambini, con attività di supporto emotivo-relazionale e motorio–sportivo specificamente mirate alla fascia prescolare, e con un intervento pedagogico a sostegno delle famiglie, svolti in sinergia con tutte le Agenzie della Comunità Educante: scuole dell’infanzia e primarie, UONPIA, Centri di Aggregazione Municipale, enti di Terzo Settore, professionisti.

L’ANALISI DEL BISOGNO

Pandemia, bambini e salute mentale

Secondo i professionisti interpellati dall’équipe di ricerca del Garante Nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, siamo davanti a una vera e propria “emergenza salute mentale“.
Da settembre 2020 sono aumentate le richieste sia per casi di manifestazione e peggioramento di disturbi preesistenti in bambini e ragazzi già in carico, sia per esordi di nuovi disturbi. In moltissimi casi le richieste sono arrivate, per lo più da parte di mamme, per bambini e adolescenti che non presentavano alcuna diagnosi. L’équipe di professionisti interpellati sottolinea inoltre come siano più vulnerabili bambini, preadolescenti e adolescenti in situazioni di transizione scolastica e di transizione da un ciclo evolutivo all’altro.
Secondo un articolo del Centro di Neuropsicologia dell’Apprendimento di Humanitas Medical Care, la pandemia ha impattato sulla salute mentale dei bambini attraverso differenti fattori, e in particolare i seguenti fattori hanno avuto un’incidenza significativa:

  • il distanziamento sociale: i contatti fisici con i propri pari sono uno stimolo cerebrale potentissimo. Nei più piccoli, soprattutto di sesso maschile, l’impossibilità di giochi fisici, resi possibili dagli spazi e dall’appartenenza ad un gruppo, generano irrequietezza e sintomi psicosomatici. La pandemia ha impedito, per lungo tempo, l’interazione e la comunicazione degli studenti con i compagni di scuola, il gioco, gli esercizi e le attività tra pari, che sono vitali per la crescita, l’apprendimento e lo sviluppo delle giovani menti;
  • la mancanza di routine: la routine scolastica è un meccanismo importante che aiuta a sviluppare l’auto-organizzazione, così come gli appuntamenti familiari (ad esempio, la visita a nonni o parenti) sono riti che aiutano a dare una scansione ordinata al tempo, creare punti di riferimento. Tutti questi meccanismi di regolazione, importanti per lo sviluppo emotivo dei bambini, rispondono al bisogno primario di sicurezza e aiutano a sviluppare senso di competenza e capacità di autonomia;
  • l’ansia e l’incertezza dei genitori: legate alla paura del virus, o alle conseguenze economiche della pandemia, questi fattori hanno portato i genitori ad assumere spesso comportamenti protettivi nei confronti dei bambini, aumentandone il senso di insicurezza, disagio e frustrazione per l’impossibilità di capire i comportamenti degli adulti.

Questi fattori hanno inciso in particolare sui più piccoli: i bambini tra i 3 e i 6 anni sono stati esposti a livelli elevati di stress e isolamento e sono quindi maggiormente a rischio di uno sviluppo atipico permanente, poiché il loro cervello è ancora in fase di sviluppo.
I sintomi manifestati più frequentemente da questi bambini sono eccessivo attaccamento, paura, disattenzione, continue domande, irritabilità, litigiosità – tutti comportamenti che vanno a sostituire reazioni più comuni e prevedibili come pianto, tristezza o preoccupazione.
L’indagine del Garante dell’infanzia sottolinea infatti «la correlazione tra l’insorgenza di disturbi e alcune condizioni di vulnerabilità e precarietà socio-culturale ed economica, a conferma del fatto che un ambiente connotato da povertà educativa e precarietà economica e lavorativa non consenta di porre in essere quei fattori protettivi atti a contenere l’aumento dei fattori di rischio».
Si tratta di una correlazione già individuata dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale i disturbi mentali sono in media due volte più frequenti tra i poveri rispetto ai ricchi, e tra le persone con educazione più bassa e disoccupate.
Inoltre, lo svantaggio socioeconomico ha un effetto sullo sviluppo cerebrale dei bambini, influenzando diversi aspetti cognitivi, tra cui linguaggio, memoria e attenzione.
Un giudizio confermato anche dai dati raccolti dall’Albero della Vita con un’indagine svolta tra le famiglie seguite nelle aree periferiche di cinque città italiane capoluogo di Regione (Milano, Genova, Perugia, Napoli, Catanzaro, Palermo).
Secondo i dati raccolti, il generale peggioramento delle condizioni economiche e di vita delle famiglie fragili ha avuto un impatto anche sulla vita emotiva dei bambini: oltre il 50% dei bambini in condizioni di fragilità socioeconomica fatica ad esprimere le proprie emozioni, siano esse la felicità personale, la gioia per un successo proprio o di un amico, la soddisfazione per un obiettivo raggiunto, l’amore per la musica.
Di fronte a queste difficoltà, sempre secondo l’indagine del Garante dell’Infanzia, «le criticità nei servizi, preesistenti rispetto alla pandemia, si sono molto aggravate in fase pandemica.
Pertanto, in relazione all’aumento della domanda, si evidenzia una risposta prevalentemente inadeguata, spesso disorganizzata e improvvisata da parte dei servizi».
Di fronte all’acuirsi del problema della salute mentale dei bambini e dei giovani e alla risposta carente o inadeguata dei servizi, ancora una volta si è assistito a una polarizzazione tra chi era già in carico ed è riuscito a rimanere agganciato ai servizi e tra chi invece ne è uscito, e soprattutto tra famiglie che hanno potuto permettersi un sostegno privato e famiglie che invece sono rimaste totalmente isolate, in attesa di una risposta dai servizi pubblici.

Il contesto di riferimento del progetto

Il progetto RiESCo – Risposte Educative Socializzanti e Comunitarie si realizza nel contesto dei Municipi 6 e 7 di Milano, nella parte Ovest della città, dove La Comune opera da oltre 35 anni. Si tratta di due tra i Municipi più popolosi della città, con circa 327.000 abitanti e 170.688 famiglie residenti, provenienti da oltre 140 Paesi diversi, con una percentuale di popolazione straniera del 17% circa.
Entrambi i Municipi sono caratterizzati da un’estrema disomogeneità, includendo al proprio interno sia quartieri residenziali ad alto reddito (nel Municipio 7 sono presenti i quartieri con reddito più alto dopo quelli di Municipio 1, il centro storico), sia quartieri caratterizzati da numerose fragilità.
La mappa, tratta dall’Atlante socioeconomico di Fondazione di Comunità Milano, illustra le aree critiche presenti all’interno dei due Municipi: San Siro e Selinunte nel Municipio 7, S. Cristoforo, Barona e Lorenteggio nel Municipio 6.
In questi quartieri APS La Comune gestisce i 4 CAM di Municipio 7, uno dei quali situato nel quartiere di San Siro (Forze Armate), e 4 CAM nel Municipio 6, di cui uno in Viale Legioni Romane (quartiere Lorenteggio) e due in zona Barona.
Una situazione di disagio che dopo la pandemia si è aggravata per il drastico calo dei redditi, che ha investito soprattutto la zona Ovest e in particolare i Municipi 6,7,8 e 9, come mostra questa mappa pubblicata dal Corriere della Sera, facendo un confronto dei redditi medi pro capite dei cittadini milanesi tra il 2019 e il 2020.
Una situazione di incertezza che ha pesato soprattutto sulla fascia dei più piccoli, come da ormai oltre un decennio mostrano le statistiche sulla povertà infantile in Italia: secondo recenti dati Openpolis, che ha realizzato un indice di vulnerabilità sociale basato su 7 indicatori, Milano ha un indice di vulnerabilità medio-alto, 98,9 su un massimo di 130 (Napoli, la città che secondo questo indice ha il tasso di vulnerabilità più alto in Italia, è a 111).
Si tratta dunque di una situazione di criticità, ulteriormente aggravata dal recente balzo dell’inflazione e il conseguente aumento dei prezzi dei beni di consumo, soprattutto sulle famiglie a basso reddito, per le quali la spesa incomprimibile – come quella per il cibo, per affitto, mutuo, bollette e riparazioni – assorbe oltre la metà del reddito disponibile, percentuale che per le famiglie povere arriva a sfiorare quasi il 90%.
Si tratta di famiglie nelle quali la spesa per il benessere emotivo e psicologico dei propri figli arriva molto, molto in fondo nella lista delle priorità: eppure, come abbiamo visto, quel benessere è essenziale per garantire proprio a quei bambini la possibilità di continuare gli studi, contrastando la povertà educativa e rompendo quel circolo vizioso che lega disagio socioeconomico e povertà educativa, di generazione in generazione.
Questi dati sono stati confermati dal progetto “Ripartiamo Insieme“, che Associazione La Comune ha realizzato nel 2021-2022 presso la scuola primaria Scrosati di Milano (Municipio 6) con 20 classi della scuola primaria.
Si è trattato di un accompagnamento laboratoriale per la rielaborazione dei traumi vissuti durante la pandemia, che attraverso un percorso espressivo e motorio aiutasse i bambini ad affrontare e rielaborare le emozioni vissute.
I bambini hanno avuto occasione di esprimere alcune delle emozioni (ansia, paura, angoscia, solitudine) e di confrontarsi con i compagni di classe, in ottica di condivisione.

OBIETTIVI DEL PROGETTO

RiESCo intende contribuire a offrire una risposta comunitaria e generativa al disagio emotivo e
psicologico dei bambini iscritti all’ultimo anno della scuola dell’infanzia.
L’obiettivo strategico del progetto è promuovere una presa in carico precoce di bambini con malessere emotivo o con manifeste fragilità psicologiche e intellettive, costruendo percorsi di accompagnamento, di prevenzione e di promozione del benessere emotivo e relazionale dei bambini e delle famiglie in connessione con i servizi, alleggerendo in questo modo la pressione sui servizi e realizzando un ponte in grado di traghettare verso i servizi i casi più urgenti.

Obiettivi specifici del progetto sono:

  • rafforzare la rete degli attori del territorio per intercettare precocemente i bambini e le famiglie in condizioni di malessere o di fragilità;
  • offrire una prima risposta tempestiva alle famiglie individuate;
  • fornire una risposta tempestiva a bambini non ancora in carico ai servizi, ma che manifestano forme di malessere emotivo, con percorsi laboratoriali di potenziamento relazionale e attività motorio-sportive monitorate da un educatore che si rapporti nel caso con la famiglia, i servizi e la scuola.

AZIONI DI PROGETTO

Il progetto prevede la realizzazione di 4 azioni orientate al conseguimento degli obiettivi specifici.

1. Rafforzamento della comunità educante

Verrà effettuata una prima mappatura degli enti, delle scuole e dei servizi per il benessere dei bambini presenti sul territorio per valutare quali sono le scuole dell’infanzia e le scuole primarie nelle quali è presente una maggior fragilità e quali scuole, oltre a quelle nelle quali il Capofila e i partner di progetto sono già presenti, sono disponibili a ospitare incontri di formazione e di sensibilizzazione sul benessere emotivo dei bambini.
Questa attività permetterà di allargare la rete già attiva, andando a individuare situazioni di fragilità e isolamento non ancora individuate.
In seguito verranno realizzati 18 incontri di formazione e sensibilizzazione sul benessere emotivo e sul disagio psichico dei bambini in età prescolare e scolare.
Gli incontri saranno realizzati presso le scuole che già lavorano in collaborazione con il capofila e i partner di progetto, presso i CAM gestiti dal capofila di progetto, presso i Municipi o sedi individuate in collaborazione con i Municipi e presso le scuole individuate con la mappatura.
Gli incontri di formazione e sensibilizzazione saranno tenuti da una pedagogista esperta.

2. Attivazione di uno sportello pedagogico

Verrà aperto in Municipio 7, per 2 pomeriggi a settimana per tutta la durata del progetto, uno sportello pedagogico al quale potranno accedere gratuitamente le famiglie in condizioni di fragilità su richiesta spontanea, su indicazione dell’UONPIA, delle scuole nelle quali saranno stati realizzati gli incontri di formazione e di sensibilizzazione, o degli educatori e allenatori che accolgono quotidianamente i bambini nelle attività dei partner di progetto.
Lo sportello pedagogico intende fornire una risposta immediata alle famiglie con bambini che manifestano segnali di malessere emotivo, o famiglie nelle quali il malessere emotivo è latente, per un primo aiuto a livello educativo e un orientamento ai servizi specialistici del territorio, nel caso venga ritenuto necessario.
Infine, sempre nel caso venga valutato utile, verranno organizzati gruppi di incontro e confronto tra famiglie; i gruppi peer to peer saranno condotti e supervisionati dal pedagogista, con l’obiettivo di rafforzare le famiglie, creando una comunità più consapevole e capace di condivisione.
In accordo con la pedagogista responsabile dello sportello pedagogico, verranno mappati i bisogni emergenti dall’ascolto delle famiglie per valutare quali azioni di accompagnamento risultano più efficaci per le famiglie, come strutturare un efficace coordinamento con i servizi del territorio, e come rendere sostenibile questo servizio di prima risposta immediata

3. Attivazione di laboratori di potenziamento relazionale

Verranno realizzati percorsi laboratoriali di rafforzamento relazionale per tutti quei bambini individuati da UONPIA, da docenti e insegnanti, che necessitano di un supporto pedagogico nella strutturazione delle loro capacità di relazione e di espressione della propria emotività. I percorsi laboratoriali si compongono di 20 incontri di gruppo per 4-5 bambini al massimo.
La numerosità degli incontri, che saranno settimanali, e il numero ristretto di partecipanti ai laboratori permetterà di dedicare un’attenzione specifica al bambino, e al contempo di inserirlo in un gruppo di pari nel quale mettersi alla prova per gestire gli aspetti più problematici. In questo modo prevediamo di fornire un servizio “a bassa soglia” che permetta di prendere in carico precocemente i bambini, alleggerendo le liste di attesa dell’UONPIA e gli invii non urgenti da un lato, e realizzando un’importante attività di prevenzione attraverso una presa in carico precoce.
Verranno realizzati nel corso del progetto 16 laboratori a settimana in 2 sedi diverse (una in Municipio 6 e una in Municipio 7) per poter offrire un reale servizio di prossimità ai bambini e alle famiglie.
I pedagogisti e gli educatori, in collaborazione con il project manager, raccoglieranno indicazioni, suggerimenti e contribuiranno all’elaborazione di un modello di intervento. Questa attività sarà essenziale per sostenere la replicabilità del percorso e la sua continuità, oltre il progetto presentato.

4. Attività motorie e sportive

Su indicazione dell’UONPIA e in collaborazione con i servizi verranno inseriti nei corsi sportivi per bambini realizzati da ASD La Comune 35 bambini per anno scolastico. I bambini inseriti saranno seguiti personalmente da un educatore, formato e informato sugli obiettivi e le attività del progetto RiESCo, che potrà supervisionarne il percorso di inserimento e l’attività motoria svolta. L’attività motoria e sportiva dei bambini accolti sarà scelta in base alle caratteristiche del bambino, alle problematiche presentate e alla sua età. Il confronto costante con i genitori del bambino permetterà inoltre di valutare l’eventuale inserimento sia nei laboratori di potenziamento relazionale, sia nei percorsi di accompagnamento pedagogico per le famiglie. I maestri sportivi e gli educatori coinvolti nelle attività motorio – sportive, in collaborazione con il project manager e con i coordinatori pedagogici, contribuiranno alla valutazione del percorso dei bambini individuando criticità, aspetti positivi e delineando linee di lavoro comuni e replicabili.

Il Project Manager garantirà il coordinamento dei partner e delle istituzioni e servizi che partecipano al progetto e lo svolgimento di tutte le azioni di progetto.
Al termine del progetto verrà realizzata una valutazione dei risultati raggiunti attraverso interviste quanti – qualitative agli operatori e alle famiglie beneficiarie, oltre che ai referenti dei servizi e delle scuole che hanno partecipato al progetto. Verrà realizzato un breve report di valutazione del progetto, nel quale si porrà specifica attenzione alla modellizzazione delle pratiche realizzate e alla loro replicabilità. I risultati di progetto verranno diffusi sulle edizioni locali dei maggiori quotidiani italiani.

CONTATTI

Per prendere parte alle iniziative o per informazioni è possibile contattarci

  • al numero 3714280589 (attivo il lunedì, martedì e venerdì dalle 13 alle 15);
  • all’indirizzo mail: progetti@la-comune.com

Il progetto è realizzato con il contributo di

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