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SportAnch'io - 2016

Come indicato nelle venti righe del modulo, la nostra Associazione è quasi 30 anni che agisce nel territorio della zona 6 e 7 di Milano, in specie nella sua periferia.

Abbiamo due nostre sedi, una in zona 6 e una in zona 7, dove svolgiamo attività sportiva, operiamo anche all'interno di scuole e gestiamo i Centri di Aggregazione Multifunzionali della zona 7 di Milano.

Abbiamo quindi un contatto diretto con la cittadinanza e ne cogliamo i bisogni, specialmente sul lato dell'inclusione sociale.

Non a caso stiamo sviluppando come Ente capofila di un partenariato più ampio, un progetto finanziatoci da Fondazione Cariplo circa il disagio giovanile in fascia adolescenziale, dove lo sport unito all'educativa di strada e il rafforzamento delle pratiche sportive nei contesti dei Centri Giovani e dei CAG contribuirà a contrastare fenomeni di disagio e devianza giovanile.

Il nostro essere sia Associazione Sportiva Dilettantistica che Associazione di Promozione Sociale si realizza proprio nel fare dello sport un mezzo per l'integrazione per soggetti che manifestano un disagio.

Non a caso siamo presenti in 11 dei 15 Centri Disabili Diurni del Comune di Milano, gestiamo una Comunità per Minori nel lecchese dove lo sport è parte integrante del processo di riabilitazione sociale e gestiamo un piccolo Housing Sociale innovativo per ragazze autistiche dove anche la pratica sportiva ha il suo spazio.

Detto ciò come premessa sul "chi siamo", vorremmo meglio spiegare le motivazioni che ci hanno indotto a presentare questa proposta progettuale.

Da tempo accogliamo nei nostri corsi sportivi, cha spaziano dalla psicomotricità alla danza, dal judo al karate, dal kung fu alla spada, allo yoga-bimbi, ecc.. molti minori con disagio che ci vengono inviati da Servizi Sociali o altri Enti che si occupano del sostegno ai minori. Così come abbiamo delle attività sportive specifiche per i minori con disabilità cognitiva, quali i corsi di karate e di judo adattato.

C'è però una categoria di minori che abbiamo visto non approccia alla pratica sportiva perchè il loro disagio non è così conclamato.

Ci spieghiamo meglio: un genitore che ha un figlio con una disabilità "conclamata" può scegliere se fargli praticare uno sport in un contesto protetto o in un contesto integrato con i coetanei; in questo secondo caso si attende dall'istruttore e dai compagni di corso un'accoglienza e un'attenzione.

Tale attenzione la riscontra poi per fortuna in quasi tutti i contesti, proprio perchè l'opera di sensibilizzazione sui valori di integrazione dello sport è ormai, almeno in una realtà come Milano, un dato assodato.

La stessa cosa non avviene per quei bambini che, causa un disturbo di carattere neuropsichiatrico, presentano un impaccio motorio tale da farli apparire come "incapaci" o "imbranati" ma senza che all'apparenza tali bambini manifestino una disabilità "visibile".

I genitori di tali bambini spesso rinunciano a far partecipare il proprio figlio ad un corso sportivo perchè consci dei rischi di marginalizzazione, esclusione, se non addirittura bullismo che il figlio rischia in un contesto non protetto.

Il bambino vive quindi sulla propria pelle un duplice disagio: da un lato non è capace di far agire il proprio corpo come quello dei coetanei, dall'altro viene da questi marginalizzato per la sua goffaggine.

Questi bambini sono una parte di quelli seguito dalle Unità di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (UONPIA).

Nasce appunto dalle riflessioni fatte con i loro operatori (fisioterapisti, psicologi, ecc.) l'idea di agire proprio attraverso lo sport per raggiungere l'integrazione di questi bambini nel loro contesto di vita con i coetanei.

Rafforzare la capacità di autostima di questi minori, portarli attraverso un percorso specifico e specializzato a poter interagire con gli altri proprio attraverso il movimento e lo sport riteniamo sia la chiave per il successo del progetto.

Il progetto prenderà avvio a gennaio 2016 attraverso un'opera di sensibilizzazione verso le famiglie da parte del personale dell'UONPIA, così come da impegno nella lettera allegata a firma del dr. Bossi, Direttore UONPIA.

Proseguirà quindi in attività sportive specifiche - due ore settimanali - dirette dalla dr.ssa Christel Zambon, responsabile del progetto, tecnico CIP e specialista in Scienze e Tecniche dell'Attività Fisica Preventiva e Adattata.

A questi corsi prenderanno parte anche altri allenatori e istruttori sportivi a seconda delle specifiche esigenze che verranno riscontrate nel corso delle attività, anche al fine di personalizzare e diversificare le proposte sportive.

Scopo del corso di avviamento allo sport sarà quello di abbinare ad un miglioramento delle capacità motorie una maggior autostima dei partecipanti ed una maggiore socializzazione.

Fondamentale da questo punto di vista sarà anche la presenza delle figure educative che affiancheranno gli istruttori sportivi e che si potranno relazionare con il personale dell'UONPIA che ha in carico i minori sulle problematiche emerse e sui progressi e le difficoltà dei singoli.

La terza fase progettuale si svolgerà a giugno e prevede due settimane intensive, prevalentemente all'aria aperta fruendo dei parchi cittadini (Parco di Trenno e Parco delle Cave).

In queste due settimane i bambini inizieranno la loro "giornata sportiva" alle ore 8.30 e la termineranno alle 17.30.

La giornata si articolerà in parte nelle nostre sedi dove si svolgeranno delle attività integrative condotte dalle educatrici e dalla pedagogista, in parte all'aperto dove la partecipazione verrà allargata anche a bambini "normodotati" che interagiranno in attività ludico-motorie e sportive con i partecipanti ai corsi specifici di avviamento allo sport.

Dopo queste due settimane riteniamo che i bambini che hanno seguito l'intero progetto siano riusciti a motivarsi e a mobilitare le loro risorse interiori tali da poter proseguire una pratica sportiva in un ambiente più ampio e parzialmente protetto.

La nostra Associazione si impegna infatti ad accogliere questi bambini all'interno dei propri corsi per la stagione 2016/17 venendo incontro alle famiglie con disagio socio-economico, e garantendo nel contempo la presenza di personale qualificato le cui metodiche sono da anni monitorate e supervisionate dalla pedagogista che prende parte al progetto.

Un secondo obiettivo sarà anche che i bambini "normodotati" che avranno partecipato ai campi estivi avranno sviluppato una sensibilità maggiore nei confronti dei bambini con impaccio motorio, tale da poter contare su di loro come dei compagni di gioco e di sport per il futuro.

Le stesse famiglie avranno maturato la convinzione che il loro figlio, se adeguatamente condotto, è in grado di "fare sport" cosa prima difficilmente immaginabile.

La collaborazione poi fra Servizi territoriali e l'associazionismo sportivo riteniamo sia una valida garanzia per l'avvio di un lavoro congiunto affinché si sviluppi sul territorio una pratica dello sport per l'integrazione di soggetti disagiati il più ampia e variegata possibile.

Inoltre, tramite il sito dell'Associazione proponente, che vanta oltre 5.000 accessi al mese, verrà data ampia diffusione del progetto e dei risultati raggiunti, anche al fine di una disseminazione delle metodologie proposte con questo progetto.