Ju jitsu

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Il JuJutsu (o JuJitsu) è un’antica forma di combattimento a mani nude, o con armi, di origine giapponese e veniva usato in battaglia dai Samurai durante i combattimenti corpo a corpo.

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Adriano Sana – VI° Dan

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Cos’è il Ju Jitsu

Il JuJutsu (o JuJitsu) è un’antica forma di combattimento a mani nude, o con armi, di origine giapponese e veniva usato in battaglia dai Samurai durante i combattimenti corpo a corpo.

Il nome deriva da “Ju”: flessibile, cedevole, morbido e “Jutsu”: arte, tecnica, pratica.
Detta anche “La dolce Arte”, il JuJutsu basa i suoi principi sulle radici del detto originale giapponese Hey yo shin kore do, ovvero “Il morbido vince il duro”.
In molte arti marziali, oltre all’equilibrio del corpo, conta molto anche la forza di cui si dispone: nel JuJutsu, invece, la forza della quale si necessita proviene proprio dall’avversario; più si cerca di colpire forte, maggiore sarà la forza che si ritorcerà contro.

Il JuJitsu dispone di un ampio bagaglio tecnico che permette di lavorare ed agire a 360°, grazie allo studio dei principi base del combattimento a mani nude che includono:

  • Atemi Waza (tecniche di percussione/colpi portati con ogni parte del corpo)

  • Nage Waza (tecniche di proiezione, sbilanciamento, sacrificio)

  • Kansetsu Waza (tecniche di leve articolari)

  • Shime Waza (tecniche d strangolamento)

  • Katame Waza (tecniche di controllo, immobilizzazione).

L’ampio ventaglio di tecniche e soluzioni, è strategicamente combinato in un sistema di combattimento completo.

Storia del Ju Jitsu

Nell’antico Giappone i Bushi (guerrieri Samurai) erano addestrati principalmente all’utilizzo delle armi; arco e frecce per la lunga distanza, lance e spade nel corpo a corpo.
Occasionalmente, se costretti, combattevano a mani nude.
Molti riferimenti diretti, negli annali delle principali scuole di BuJutsu, indicano che molti metodi di combattimento corpo a corpo vennero integranti nell’addestramento dei Bushi.
Questi metodi di combattimento senza armi appaiono nei documenti sotto molti nomi (TaiJutsu, WaJutsu, Kempo, Yawara, Kumiuchi , eccetera) e sono ritenuti precursori del JuJutsu.
Tutti avevano in comune certe caratteristiche strumentali e funzionali che sono intrinseche del concetto di combattimento senza armi, ovvero, l’utilizzo del corpo come arma per sconfiggere uno o più avversiari, con o senza armi.
Nella storia delle arti marziali giapponesi le tecniche di combattimento sono state tramandate quasi esclusivamente per via orale, raramente sono stati lasciati documenti scritti; preservare la segretezza dell’arte era essenziale.
Per questo motivo, non esiste un documento che attesti l’esatto periodo storico in cui nacque il JuJutsu, quello che è certo, è che si evolse di pari passo con la storia giapponese.

In un paese come il Giappone, la cui storia fu un susseguirsi di guerre tra feudatari, il ruolo del guerriero rivestì una particolare importanza nella cultura popolare.
La difesa del territorio, la disputa di una contesa, la protezione offerta dal più forte al più debole sono solo alcuni dei fattori che hanno permesso lo sviluppo tecnico del JuJutsu dettato dalla necessità di sopravvivenza.
Esistevano una moltitudine di scuole dette Ryû, ognuna con la propria specialità.
Si distinguevano le scuole dedite all’uso della katana, la spada tradizionale giapponese, quelle maggiormente orientate alla lotta corpo a corpo, fino alle scuole di nuoto con l’armatura, tiro con l’arco ed equitazione.
Una caratteristica che accomunava tutte queste scuole era l’assoluta segretezza dei propri metodi e la continua rivalità reciproca, poiché ognuna professava la propria superiorità nei confronti delle altre.
Ciò portava a volte all’organizzazione di vere e proprie sfide in cui i migliori guerrieri si confrontavano in modo spesso cruento.
Con l’instaurarsi dello Shogunato Tokugawa (1603 – 1867) il Giappone conobbe un periodo di relativa pace: fu questo il momento di massimo sviluppo del JuJutsu poiché, privi della necessità di combattere e quindi di mantenere la segretezza, fu possibile per i vari Ryû organizzarsi e classificare i propri metodi.
Anche la gente comune cominciò a interessarsi e a praticare il JuJutsu poiché la pratica portava un arricchimento interiore dell’individuo, data la relazione intercorrente con i riti di meditazione propri del buddismo Zen.

La caduta dell’ultimo Shogun e il conseguente restauro del potere imperiale causarono grandi sconvolgimenti nella vita del popolo: i giapponesi, che fino a quel momento avevano vissuto in completo isolamento dal resto del mondo, ora si volgevano avidamente verso la cultura occidentale che li stava “invadendo”.
Quando nel 1876 un’ordinanza proibì di portare la spada a tutti i Samurai, le scuole di JuJutsu, che fino ad allora erano state finanziate dai ricchi clan di guerrieri, non poterono più godere dei privilegi di cui avevano usufruito e quindi cominciarono a decadere.

Tuttavia, durante questo periodo, alcuni Maestri di JuJutsu continuarono ad esercitare di nascosto, molti emigrarono in altri paesi contrubuindo così alla diffusione del Ju Jutsu in tutto il mondo.

Il JuJutsu si riaffermò come disciplina marziale nel secondo dopoguerra.
I Ryu rinacquero con uno spirito nuovo di studio per la tradizione e per la vita, riprendendo i concetti filosofici di mutua prosperità e pace già tramandati in precedenza e abbinandoli con la ferrea opposizione alla violenza e alla morte.
Sempre in questo periodo, gli occidentali svilupparono un profondo interesse per quest’arte che ritenevano di grande utilità in campo militare.
Il JuJutsu perciò si rigenerò tornando ad essere apprezzato come disciplina non solo marziale ma di vita e ritrovando quei valori morali ed etici che si erano persi nel tempo. Come tutte le altre Arti Marziali è approdato allo spirito del “Do”, la “Via” attraverso la quale il praticante migliora se stesso fisicamente e spiritualmente. Nel caso particolare del JuJutsu, tuttavia, negli ultimi decenni si è iniziato a riconsiderare anche l’aspetto relativo all’autodifesa.

I Ryu infatti sono in continua evoluzione e il perfezionamento degli stili non deriva più solo da uno spirito di miglioramento ma ha assunto anche, come in passato, l’esigenza di rispondere a richieste e compiti specifici, come nel caso della polizia o dei corpi speciali.
Negli ultimi anni il JuJutsu è così diventato il più diffuso e importante sistema di difesa personale al mondo.

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