Judo in tempo di COVID

Jigoro Kano

All’apparenza il Judo è quell’arte marziale in cui si afferra il compagno per la divisa e con abile movimento lo si proietta per terra. All’apparenza quindi non è possibile praticare un Judo “distanziato”.

Ma è proprio così?

Partiamo da definire cosa è il Judo. Il Judo è un metodo educativo, ovvero è una metodologia che attraverso un’attività motoria vuole innescare un processo educativo.

Processo educativo che si basa sul voler unificare corpo, mente e cuore, in altre parole armonizzare il lato fisico, razionale ed emotivo di ciascuno di noi.

La tecnica di Judo è quindi una “grande scusa” per iniziare un lavoro sul corpo attraverso un principio pratico (il miglior impiego dell’energia), superare dei blocchi emotivi (es. paure, timori), rasserenare la mente e indirizzare la persona ad una cooperazione con gli altri (”tutti insieme per progredire” è infatti la massima del Judo).

Il Judo quindi opera sulla persona, per costruire un carattere efficiente, pronto, attento, solidale, altruista.

Possiamo fare Judo quindi a distanza?

Certamente! Si tratta solo di adattare (ju=adattabilità) la tecnica alla circostanza, faremo quindi esercizi da soli (tandoku renshu), affineremo le cadute (ukemi), utilizzeremo per i più grandi la spada di legno (boken) per cogliere gli stati mentali, ci concentreremo attraverso la visualizzazione del compagno per focalizzare la mente e il corpo in un movimento che dovrà poi diventare spontaneo, ci relazioneremo mantenendo le distanze ma lo faremo insieme.

Il Judo non sarà mai una pratica isolata, la relazione è la sua ragione di essere, e – in periodi in cui la relazione con l’altro non è quella di prima – è ancora più necessario praticare Judo per mantenere il proprio equilibrio psico-fisico.

Certo, per i bambini in età prescolare imparare giocando sarà diverso da prima, ma non per questo meno bello; per i bambini dai 6 ai 10 anni sarà meno “gioco”, ma sarà qualcosa che servirà ancora di più per rafforzare la propria personalità; per i ragazzi più grandi sarà un percorso per prendere coscienza che è solo dal proprio sforzo e dalla propria attenzione che si può migliorare; per i giovani sarà un primo step per comprendere che adattarsi non significa cedere, ma volgere a proprio favore gli accadimenti della vita.

Vi aspetto: il primo settembre ricominciano i corsi e, a causa distanziamento, i posti non saranno molti, chi vuole può pre-iscriversi fin da adesso.

M° Marco Marzagalli (6° dan)

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