Intervista ad Alberto Pazzi, presidente di APS La Comune
Il progetto SFIDA – acronimo di Sport, Formazione, Inclusione, Dedizione e Altruismo – è una delle iniziative portate avanti da APS La Comune, capofila del progetto e Fondazione La Comune Impresa Sociale ETS, ASD La Comune, Social Metix ETS, con il contributo di Fondazione di Comunità Milano
Ne abbiamo parlato con Alberto Pazzi, presidente dell’Associazione di Promozione Sociale.
Alberto, che cos’è il progetto SFIDA e quali sono i suoi obiettivi principali?
“SFIDA è un progetto che per noi ha un grande valore, perché unisce sport, formazione e impegno sociale.
L’obiettivo è far sì che lo sport diventi uno strumento di crescita personale e di costruzione di legami tra i giovani, ma anche un’occasione per imparare a restituire alla comunità ciò che si riceve.
Vogliamo sostenere i ragazzi e le ragazze non solo come atleti, ma come persone che si formano, crescono e diventano parte attiva della società.”
Come si articola concretamente il progetto?
“Abbiamo avviato due linee di azione principali.
La prima mira a coinvolgere decine di giovani tra i 16 e i 32 anni in attività sportive gratuite nei Municipi 6 e 7 di Milano. I corsi stanno andando molto bene e stiamo registrando una partecipazione vivace e costante.
La seconda linea riguarda invece la formazione di un gruppo di giovani sportivi che già praticano una disciplina e che vogliamo accompagnare in un percorso di crescita verso il ruolo di aiuto istruttori.
In questo modo, potranno diventare esempi positivi e punti di riferimento per bambini e altri adolescenti, mostrando come lo sport possa davvero essere un’occasione di sviluppo personale e di solidarietà.”
In che cosa consiste la formazione di questi futuri aiuto istruttori?
“La formazione avviene su due livelli.
Nel primo ogni giovane è seguito da un coach o da un istruttore esperto della propria disciplina – che può essere judo, ginnastica ritmica, atletica leggera, ginnastica artistica, e così via – per affinare non solo la tecnica, ma anche la capacità di insegnamento.
Parliamo di aspetti come l’accoglienza degli allievi, la relazione con i genitori, la gestione del gruppo e la comunicazione durante le lezioni. Tutti elementi fondamentali per trasformare una buona pratica sportiva in un’esperienza educativa vera e propria.
Questa parte del percorso avviene attraverso un mentoring settimanale: ogni ragazzo o ragazza riceve un accompagnamento personalizzato, direttamente sul campo.”
E il secondo livello di formazione?
“Il secondo livello riguarda le competenze trasversali, cioè tutto ciò che serve per essere un buon educatore oltre che un bravo atleta.
Abbiamo già iniziato diversi incontri con gli educatori delle associazioni partner, che servono a rafforzare la fiducia nel gruppo, la capacità di confrontarsi e di riconoscere le proprie difficoltà.
Ad esempio, una giovane partecipante ci ha raccontato la difficoltà nel parlare ai bambini quando erano presenti anche i genitori, e insieme abbiamo affrontato la situazione e l’abbiamo iscritta al corso di Public Speaking.
È proprio questo il senso del progetto: imparare facendo, con il supporto di chi ha più esperienza.”
C’è anche una terza linea di progetto, legata all’impegno verso la comunità. Di cosa si tratta?
“Esatto. Per noi è fondamentale che i beneficiari del progetto non si limitino a ricevere, ma imparino anche a restituire.
SFIDA vuole promuovere l’impegno attivo nella comunità, perché crediamo che la crescita personale passi anche attraverso il mettersi al servizio degli altri.
Un primo esempio concreto è stato un incontro di team building al Giardino di Fondazione La Comune con lavoratori e tirocinanti con disabilità: alcuni dei nostri giovani hanno partecipato come volontari, aiutando nell’organizzazione e nelle attività. È stato un momento molto bello di scambio e di consapevolezza reciproca.
Questo tipo di esperienze fa capire ai ragazzi che lo sport non è solo competizione, ma anche solidarietà, rispetto e collaborazione. E allo stesso tempo permette loro di restituire alla comunità il valore di ciò che stanno apprendendo.”
Guardando al futuro, cosa vi aspettate dal progetto SFIDA?
“Ci aspettiamo che i giovani coinvolti portino con sé ciò che stanno imparando: la passione per lo sport, il senso di responsabilità, l’attenzione agli altri.
Vogliamo che da questa esperienza nascano nuovi aiuto istruttori, educatori e cittadini consapevoli, capaci di contribuire al benessere del proprio territorio.
In fondo, SFIDA significa proprio questo: trasformare lo sport in un’occasione di crescita e di inclusione per tutti.”
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